La classe operaia non va in paradiso

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Andrea Tè La classe operaia non va in paradiso Una trilogia sulle morti sul lavoro. con Giuseppe Campo e Adrea Tè Una produzione Compagnia La partenope e Teatro del Navile. Video Al Baruch Andrea Tè affronta una tematica scottante e tragicamente attuale denunciando le condizioni in cui versa la classe operaia dei nostri tempi, in questo paese, in Italia. E lo fa con lo strumento che gli è congeniale, il teatro, sottraendosi ad ogni retorica. "La classe operaia non va in paradiso" è una trilogia di atti unici che conclude un work in progess con cui Andrea Tè ha sperimentato in diverse realtà teatrali la sua scrittura drammaturgica. L'elevato numero delle morti sul lavoro sono il chiaro sintomo di un degrado, sociale e culturale e qui la denuncia, affrontata con l'arte teatrale, si fa drammatica e tragicomica allo stesso tempo. Questi tre atti unici dal titolo provocatorio raccontano storie intrise dell'immancabile malinconia che fa parte della vita, una malinconia che cede il passo all'umorismo, come nella migliore tradizione del teatro napoletano di cui il giovane autore è un appassionato rappresentante. Il primo atto intitolato "L`ordinaria amministrazione" è un dialogo tra un morto sul lavoro appena arrivato in Paradiso, ed un burocrate, un angelo burocrate che deve sancire in quale reparto assegnare l'anima in questione. Il secondo atto si intitola "Lo strano caso del Sig. Francino" e vede come protagonista un`anima del purgatorio alle prese con un funzionario dell`aldila` sempre pronto ad accusarlo di avere fatto cose che non si devono assolutamente fare, come comparire in sogno ai propri cari per dare loro i numeri vincenti del lotto. Ma l`anima del purgatorio si difendera` dalle accuse fino ad unire in qualche modo il tema del lotto con un altro tema, estremamente drammatico, come quello delle morti per l`amianto. Il terzo atto unico "L'attesa" vede due operai appena morti sul lavoro bussare alle porte del paradiso, ma per loro non c'è più posto, troppi morti sul lavoro in Italia, e il reparto è stato chiuso per esubero. Tra monologhi drammatici e dialoghi scoppiettanti, si sviluppa questo spettacolo suggestivo, che ci ricorda come la realtà sia veramente drammatica e che per una volta tanto tutti noi vorremmo relegarla nella regione della fantasia. Nino Campisi
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